Classificazione del cheratocono

Esistono diverse classificazioni del cheratocono che è bene lasciare agli specialisti del settore. Da un punto di vista puramente didattico possiamo, comunque, distinguere il cheratocono in quattro stadi:

dot 1. Cheratocono frusto (primo stadio)
dot 2. Cheratocono correggibile con occhiali (secondo stadio)
dot 3. Cheratocono correggibile con lenti a contatto (terzo stadio)
dot 4. Cheratocono da trattare chirurgicamente (quarto stadio)

 
Si tratta di una classificazione semplificata che, comunque, ci permette di ripercorrere l’evoluzione della malattia e le possibili opzioni terapeutiche. Il cheratocono frustro (primo stadio) è la forma lieve che può essere completamente asintomatica. Le prime deformazioni della cornea possono passare completamente inosservate se non si ricorre ad apparecchi sofisticati. In una fase successiva il cheratocono determina la comparsa di un astigmatismo e spesso di una miopia. Inizialmente questi difetti possono essere completamente correggibili con un normale paio di occhiali (secondo stadio). Purtroppo in questo caso si assiste spesso a frequenti cambiamenti del difetto visivo che richiede il “ritocco” degli occhiali.
cestinoQuando la deformazione progredisce si assiste ad un incremento dell’astigmatismo tale da rendere gli occhiali poco efficaci nel garantire una buona visione. Si deve, allora, ricorrere alle lenti a contatto (terzo stadio).
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Non tutte le lenti a contatto vanno bene: nel caso specifico devono essere utilizzate delle lenti dure rigide o semirigide, meglio definite come gas permeabili. Solo queste, infatti, riescono a “regolarizzare” la superficie della cornea in modo tale da consentire una visione accettabile! Essendo le lenti a struttura rigida, generalmente esse non vengono immediatamente tollerate, determinando sintomi quali senso di corpo estraneo, fotofobia, dolore al bulbo oculare.

Si può anche avvertire il movimento della lente e, a volte, si può avere la fuoriuscita spontanea della lente stessa provocata dai movimenti oculari. Non dobbiamo dimenticarci che c’è sempre un periodo di adattamento che varia da soggetto a soggetto e che deve essere supportato sempre da una grande motivazione del paziente. In passato l’applicazione delle lenti si basava su formule teoriche e su ripetute prove. Ora con l’avvento dei topografi si riesce a personalizzarle su misura per ogni cornea riducendo i tempi di adattamento.

La regola comune, comunque, è quella di creare, con la lente, una lieve pressione sull’apice del cono per regolarizzalo.


attenzioneLe lenti a contatto sono un valido sistema di controllo dello sfiancamento corneale ma devono essere usate sotto continuo monitoraggio da parte dell’Oculista e del Contattologo. Infatti, una lente a contatto non adatta può, col tempo, provocare l’abrasione e l’opacizzazione dell’apice della cornea.

Con i moderni topografi corneali è possibile creare un protocollo di controllo affidabile: questo aiuta molto l’applicatore perché può prevenire le complicanze portando alla tempestiva sostituzione della lente, se necessario.