Quando è indicato l’intervento

L’età tipica del cheratocono evolutivo va dai 10-12 fino ai 18 ma una evoluzione si può osservare fino a 35 anni. Si parla di evoluzione quando la progressione clinica e strumentale  è evidenziabile in un periodo di  6-12 mesi. Per questa ragione è necessario un attento e regolare controllo con visite ed esami ripetuti. Tra questi bisogna ricordare soprattutto la topografia corneale (in gergo chiamata “mappa”) o la tomografia corneale e la pachimetria.

Utili possono essere anche l’aberrometria (studio delle alterazioni delle parti dell’occhio in grado di deformazione, deviazione e distorsione dei raggi luminosi) e la microscopia confocale ( studio con speciale microscopio delle strutture oculari).

Un parametro fondamentale è lo spessore corneale che deve essere maggiore o uguale a 400 micron nel punto più sottile della cornea perché si possa effettuare l’intervento di cross-linking. Quando lo spessore scende sotto questa soglia la tecnica viene evitata a causa del rischio concreto che la radiazione UV-A danneggi l’endotelio in modo irreversibile. È anche importante, inoltre, avere una “cornea chiara”, cioè senza opacità, quali cicatrici o strie e questo perché il trattamento, non solo non elimina le opacità, non può favorire l’insorgenza di complicanze post-operatorie. A tale riguardo bisogna precisare che a volte ci possono essere delle opacità microscopiche che possono essere messe in evidenza solo all’esame di microscopia confocale. 

Il trattamento di cross-linking è anche indicato in caso di intolleranza alle lenti corneali ma ciò va valutato dall’Oculista, caso per caso.

Il cross-linking può, inoltre, essere preso in considerazione anche in caso di peggioramento soggettivo della vista, non strumentalmente evidente.

Quando si rende necessario trattare il cheratocono in entrambi gli occhi, è consigliabile intervenire sul secondo occhio non prima di tre mesi dal primo intervento.